La teoria degli investimenti è piuttosto semplice. Metterla in pratica è difficile, perché il nostro cervello non è fatto per restare calmo davanti ai soldi che salgono e scendono. Conoscere gli errori più comuni aiuta a riconoscerli quando arrivano.
Cercare il momento giusto
Aspettare che i prezzi scendano per entrare, o vendere prima di un calo che si pensa imminente. Nessuno riesce a farlo con costanza, e chi ci prova spesso resta fuori proprio mentre i mercati salgono.
Vendere nel panico
Durante un forte drawdown l’istinto dice di vendere per fermare le perdite. Ma così le perdite diventano definitive, e si rischia di perdere i giorni di recupero migliori, che spesso arrivano vicino ai peggiori.
Inseguire ciò che è salito
Comprare l’ETF o il settore che ha reso di più nell’ultimo anno. Spesso si arriva quando gran parte della salita è già avvenuta, e si finisce per comprare caro e vendere a buon mercato.
L’avversione alle perdite
Gli studi di finanza comportamentale mostrano che una perdita ci pesa circa il doppio di un guadagno della stessa cifra. Per questo si tende a tenere troppo a lungo gli investimenti in perdita, sperando di tornare in pari, e a vendere troppo presto quelli in guadagno.
Guardare troppo spesso
Più spesso si controlla il portafoglio, più spesso lo si vede in rosso, anche quando nel lungo periodo sta crescendo. E più ci si sente spinti a fare qualcosa.
Preferire ciò che si conosce
Tenere troppo del proprio paese o delle aziende familiari, solo perché sono conosciute. È il contrario della diversificazione.
Cosa aiuta
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Avere un piano scritto: allocazione, target, regole di ribilanciamento.
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Automatizzare: un PAC investe senza bisogno di decidere ogni volta.
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Darsi una regola sui tempi: nessuna decisione importante nel giorno di un forte calo.
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Controllare il portafoglio con meno frequenza.
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Gli errori nascono dalle emozioni, non dall’ignoranza.
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Un piano e l’automazione proteggono da sé stessi.
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Fare meno, spesso, è fare meglio.