In Italia il fisco divide i guadagni finanziari in due categorie, che non sempre comunicano tra loro. Per chi investe in ETF questo crea una situazione che sorprende molti. Le regole possono cambiare: per la tua situazione specifica, rivolgiti a un commercialista.
Le due categorie
- Redditi di capitale: tra questi rientrano i guadagni degli ETF (quelli regolati UCITS, cioè quasi tutti) e i loro dividendi.
- Redditi diversi: tra questi rientrano le plusvalenze e le minusvalenze di azioni, obbligazioni, ETC, ETN e certificati, e anche le perdite degli ETF.
Dove sta la trappola
Le minusvalenze possono essere compensate solo con guadagni che sono redditi diversi, entro il quarto anno successivo. I guadagni degli ETF, però, sono redditi di capitale: quindi non possono assorbire le perdite accumulate.
Nel 2022 perdi 3.000 € vendendo un ETF. Nel 2024 guadagni 3.000 € vendendo un altro ETF. Paghi il 26% su tutti i 3.000 € di guadagno, cioè 780 €, mentre la perdita del 2022 resta inutilizzata e, dopo quattro anni, scade.
Se invece nel 2024 avessi guadagnato 3.000 € vendendo un’azione o un ETC, quel guadagno avrebbe potuto compensare la perdita.
Lo zainetto fiscale
Nel regime amministrato il broker tiene traccia delle minusvalenze, nel cosiddetto zainetto fiscale, e le usa in automatico quando possibile. Nella dichiarazione dei redditi le trovi anno per anno, con la loro scadenza.
Cosa significa per chi investe in ETF
Chi investe solo in ETF, nel caso in cui venda in perdita, di solito non può recuperare quella perdita con i guadagni successivi degli ETF. È una buona ragione in più per evitare di vendere nei momenti di calo, e per conoscere questa regola prima di prendere decisioni.
- Guadagni degli ETF: redditi di capitale.
- Perdite degli ETF: redditi diversi, compensabili solo con altri redditi diversi.
- Le perdite scadono dopo quattro anni.