Esistono migliaia di ETF, e molti seguono lo stesso mercato. Una volta deciso cosa vuoi possedere, sceglierne uno è più semplice di quanto sembri, se guardi le cose giuste nell’ordine giusto.
1. L’indice
È la scelta più importante: l’indice decide cosa possiedi davvero. Un ETF sull’MSCI World e uno sull’MSCI Emerging Markets sono prodotti completamente diversi, anche se costano uguale.
2. I costi
A parità di indice, conta il TER. Differenze di pochi decimali sembrano piccole, ma si ripetono ogni anno.
3. La dimensione del fondo
La dimensione del fondo indica quanti soldi gestisce. I fondi molto piccoli rischiano di più di essere chiusi, e spesso sono meno scambiati, con spread più alti.
Come riferimento, un ETF con più di 100 milioni di euro è in genere considerato solido, e sopra il miliardo è tra i più grandi.
4. Accumulazione o distribuzione
Dipende da cosa ti serve: reinvestire i dividendi o riceverli. Ne parla la guida dedicata.
5. Gli altri dettagli
- Tipo di replica: fisica o sintetica. Entrambe sono regolate; la fisica è più diffusa e intuitiva.
- Copertura valutaria: le versioni Hedged riducono l’effetto dei cambi, con un piccolo costo in più.
- Domicilio: la maggior parte degli ETF europei ha sede in Irlanda, spesso vantaggiosa per le tasse sui dividendi americani.
- Emittente: meglio una società grande e affermata.
Cosa non guardare
I rendimenti passati di un singolo ETF servono a poco per sceglierlo: due ETF sullo stesso indice hanno rendimenti quasi identici. Se uno ha reso molto più di un altro, di solito è perché seguono indici diversi.
- Prima l’indice, poi i costi, poi la dimensione.
- A parità di indice, gli ETF si somigliano molto.
- I rendimenti passati non sono un buon criterio di scelta.